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(Notizie liberamente tratte dal saggio storico di Don Giuseppe Cataldo, Parroco di Bosco - 1982) 

L'antico villaggio di Bosco, oggi frazione di San Giovanni a Piro, in provincia di Salerno, sorse intorno alla Chiesa parrocchiale di San Nicola di Bari, che faceva parte di un antichissimo cenobio, fondato dai monaci di Licusati (frazione di Camerota) agli inizi del 1200. Mentre il nome "Bosco" dà chiaramente a intendere un luogo ricco di foreste (ancora oggi ricche di vegetazione appenninica), tutta la toponomastica della zona denuncia un'antica frequentazione di monaci ed eremiti provenienti dall'est: S. Giovanni a Piro, nel cui territorio comunale si trova oggi Bosco, ricorda un insediamento di monaci provenienti dall'Epiro; il monte Bulgheria evoca la Bulgaria, la nazione balcanica origine di altri insediamenti monastici della zona.
Certamente nei paraggi dovettero nascondersi i profughi di Policastro nei secoli X e XI, per sfuggire alle scorrerie dei Saraceni; in particolare nel 1065 essi si rifugiarono nella zona di Bosco, dopo la distruzione di Policastro da parte del normanno Roberto il Guiscardo. In quella occasione sorsero anche i centri vicini, come Torre Orsaia, S. Marina, Castel Ruggiero e altri.
Intorno al 1200 fu fondato qui un monastero, prima italo-greco poi benedettino, e fu questa l'occasione che consentì a Bosco di distaccarsi, come "Badia nullius" dalla giurisdizione di Policastro. L'abbazia prosperò fino al 1564, quando fu annessa al Capitolo Vaticano di S. Pietro Apostolo.
Risalgono pressappoco al 1400 le prime notizie sul Comune di Bosco, che all'epoca era popolato da 1200 abitanti e doveva essere addirittura più esteso di quanto sia il paese attuale. Esso, al pari degli altri comuni del Meridione, detti anche "Università", viveva secondo norme giuridiche codificate nei cosiddetti "Statuti", che sancivano negli usi e costumi tutti gli aspetti della vita comunitaria.
Il Comune visse fino al 1828, quando, a seguito dei moti rivoluzionari noti come "la rivolta del Cilento", fu cancellato dalla repressione borbonica. La rivolta scoppiò al tramonto del 27 giugno 1828 nella casa di Giuseppe Vito Tambasco in Montano Antilia, da dove un gruppo di congiurati partirono attraverso i monti alla volta di Palinuro. Il 28 giugno uno di essi, Arcangelo Dagnino, dalla piazza di Palinuro, alzata la bandiera bianca della Costituzione, pubblicò un proclama in cui si chiedeva a re Francesco I la concessione della costituzione già promessa. La marcia dei rivoltosi proseguì verso Foria di Centola, Farina, Camerota e Licusati. Poi, attraverso Lentiscosa, raggiunsero la mattina del 30 S. Giovanni a Piro. Questo paese però si oppose e il sindaco Lorenzo Ursaia, dopo aver fatto suonare le campane a martello, si rifiutò di far svolgere funzioni in chiesa, come era stato fatto in altri paesi, che avevano invece aderito alla rivolta. Per risposta il paese fu sottoposto a saccheggio da parte dei rivoltosi, che contemporaneamente inviarono al sindaco di Bosco l'ordine di preparare 500 razioni alimentari per le loro truppe e di aderire alla Costituzione di Francia, pena lo stesso trattamento subito da S.Giovanni a Piro. Quando il 30 sera i rivoltosi arrivarono a Bosco, furono accolti festosamente dalla popolazione con rami di ulivo, al grido di "Viva il Re, viva la Costituzione di Francia!". Analoga accoglienza fu offerta dai vicini paesi di Acquavena e di Roccagloriosa, e poco dopo la rivolta si estese praticamente a tutto il Cilento.
La reazione del governo borbonico non poteva farsi attendere. Dopo tre giorni la notizia arrivò a corte e il Maresciallo Francesco Saverio del Carretto fu incaricato della repressione dei moti. Egli promulgò il 7 luglio un proclama in cui, tra l'altro, si decretava la distruzione di Bosco, la cui ribellione era stata giudicata imperdonabile. Il paese fu incendiato e il Comune fu soppresso con Decreto regio del 28 luglio 1828.
Termina così la storia di Bosco come Comune a sé. Da allora il paese divenne frazione di S.Giovanni a Piro e lo è tuttora, anche se la fierezza e la dignità continua a vivere da allora nel cuore degli abitanti. 

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